Marco Giraldi: quando lo scatto diventa arte
Marco Giraldi nasce e vive a Roma, ma il desiderio di scoprire, visitare posti nuovi, essere ospite e svelare luoghi “privati”, lo porta a viaggiare e a soggiornare tre anni a Parigi. Nella capitale francese ha inizio un percorso di ricerca che si esprime con un nuovo linguaggio: quello della fotografia. La Francia è la sua accademia. I primi scatti fotografici sono utilizzati come mezzo espressivo astratto: paesaggi, amici e oggetti. Ben presto, però, resta affascinato dalla possibilità che la fotografia offre di occuparsi della persona. Ha inizio così un altro viaggio fatto di sole persone. Ritratti e nudi diventano i suoi soggetti preferiti. Inizia un racconto di personaggi già noti, l’umanità varia del cosiddetto “star system”, messa a nudo con scatti spontanei, che rifiutano la plasticità e le regole, tentando di rimuovere tabù e cliché attraverso la lente di un’instancabile Nikon. Massimiliano Augieri ha avuto il piacere di incontrare e intervistare Marco Giraldi per MgMagazine.
Come si è avvicinato alla fotografia?
La fotografia è un istinto, fa parte di me da sempre. Nasce dal desiderio di voler trattenere l’unicità di un momento o di raccontare un mondo con uno sguardo.
Per questo è un autodidatta?
Sono contento di non aver studiato fotografia. Anche Helmut Newton e Bruce Weber sono autodidatti. Per me la cosa più importante è imparare e aguzzare lo sguardo.
Qual è la caratteristica peculiare dei suoi scatti?
Mi concentro affinché le mie suggestioni personali si fondano con la necessità di far emergere le “espressività esistenziali” del soggetto. La macchina fotografica è uno
strumento menzognero. Ricercare la verità è la mia sfida costante. Soprattutto quando fotografi gli attori, che per mestiere sono abituati a interpretare dei ruoli. C’è sempre un momento in cui cade la maschera ed io cerco di cogliere quel momento.
Quindi non ama la plasticità delle fotografie di moda?
Anche in uno shooting fotografico si può trovare la verità. Basta portare il ritratto nello scatto, la modella deve interpretare lo stile e la fotografia svelarne l’interpretazione. Forse bisogna essere degli artisti dello scatto più che semplici fotografi. Alcuni dei miei lavori, ad esempio, sono una rievocazione di miti del passato
come Marcello Mastroianni o Marilyn Monroe, ma non lo sono in chiave imitativa ma creativa.
Che tipo di tecnica utilizza?
Il mio lavoro è soprattutto digitale ma i pixel sono un’arma a doppio taglio. L’abuso del ritocco e la ricerca del formalismo, della perfezione, possono snaturare l’immagine. La vera magia della foto è nello scatto. Per me è importante “l’attesa” della buona luce, del soggetto, della situazione che si crea. Il termine fotografia significa “scrittura con la luce”: io l’ho preso alla lettera. È quella scintilla che mi obbliga a scattare finché non sono contento.
Come sceglie le location dei suoi lavori?
Non amo troppo la finzione anche in questo caso. Sono allergico al set troppo “costruito”. Che senso ha fotografare qualcuno in una discarica perché “fa figo”? Chi vuoi che viva nelle discariche? Il luogo deve essere sempre familiare, mai astruso e innaturale. La scelta ovviamente dipende molto dal soggetto, da quello che mi comunica. A volte basta un semplice elemento per rendere lo scatto magico.
Che consiglio darebbe a un giovane che vorrebbe avvicinarsi al mondo della fotografia?
Sicuramente grande umiltà e passione. La fotografia è un mondo impegnativo e difficile dove i frutti non sempre arrivano nell’immediato, quindi bisogna
tenere duro e non scoraggiarsi (sorride).
Marco Giraldi esporrà una sua foto nella mostra collettiva “Femmina”. L’evento, organizzato da Simona Muccari e Francesca Prinzi, si svolgerà al Contestaccio di Roma il 7 febbraio 2010.
sito web http://www.marcogiraldi.it/








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