Intervista – Incontro letterario con Ildefonso Falcones

Scritto il 22.04.2010 in Interviste - TAG: intervista





Ildefonso Falcones De Sierra è un avvocato e scrittore spagnolo. Ha venduto ben 4 milioni di copie con il suo primo romanzo “La cattedrale del mare” . Nell’estate del 2009 ha pubblicato il suo secondo romanzo, dal titolo “La mano di Fatima”, arrivato subito in testa alle classifiche spagnole vendendo 50.000 copie ogni settimana.

Il 15 aprile lo scrittore spagnolo ha presentato a Foggia “La mano di Fatima” che in Italia ha già venduto 250.000 copie. Uno scrittore di grande successo che conferma, ancora una volta, il suo grande talento. Basti pensare che Il suo primo romanzo, pubblicato nel 2007, è stato il romanzo d’esordio di maggior successo nel nostro paese.

Simonetta Mastropasqua, collaboratrice di MgMagazine, lo ha incontrato ed intervistato per voi.

Ha affermato di essere un grande lettore e che quindi ha scritto i suoi romanzi pensando a ciò che lei stesso cerca in un libro. Si diverte a scrivere? Come spera che possa reagire il lettore?

Mi diverto ad immaginare e a creare le storie che ho intenzione di raccontare. Il lavoro è stato duro ma, attraverso “La mano di Fatima”, non voglio insegnare nulla ma presentare al pubblico una storia coinvolgente. Penso che tutti si debbano sforzare di trovare il tempo di leggere. Vorrei che il lettore gustasse il libro trascorrendo ore piacevoli catturate dalla storia.

Nonostante la mole del libro, ha saputo catturare anche l’attenzione dei più giovani. Il romanzo offre un variegato ventaglio di emozioni e sentimenti come l’eroismo, l’amore, e offre  la possibilità di conoscere un periodo della storia spagnola molto trascurato. Come si è documentato?

Solo gli storici si occupano della documentazione, io no! Non ho accesso a molte fonti. Ho letto, però, duecento libri su quel periodo storico visto dalla prospettiva cristiana. Gli scritti sui Moriscos sono pochissimi. Non tutti sanno che nel 1600 molti spagnoli sono stati cacciati via perché musulmani. In questo romanzo ho preferito servirmi di alcuni dettagli come il cibo o gli abiti d’epoca, affinché risultassero un valore aggiunto. I bambini hanno un ruolo importante perché hanno subito tante ingiustizie e sono stati schiavizzati dai cristiani.

Ha dato voce ai bambini anche per farsi perdonare dai suoi quattro figli per le continue assenze?

Ho dedicato il mio ultimo libro ai miei quattro figli per evitare tragedie. Volevo dare voce all’infanzia poiché ancora oggi ci sono episodi di sfruttamento minorile come nel caso dei bambini soldato. Questo problema va risolto ad ogni costo. Non si può vivere sapendo che nel mondo esistono bambini indifesi in queste condizioni.

Nella lettura non ci sono pause. La documentazione è rigorosa affinché risulti un racconto attendibile, addirittura in Spagna volevano istituire una giornata in ricordo dei Moriscos. Quale è stato il percorso di lettura che lei ha fatto prima della stesura?

Non ho mai letto con spirito critico, non ho cercato di scoprire nulla e non ho mai riletto lo stesso libro nella mia vita. Le prime letture le ho fatte da ragazzo nel periodo franchista in cui era difficile leggere alcuni libri. Penso che si dovrebbero leggere solo i libri che ci piacciono, perché la vita è una, e non possiamo perdere il nostro tempo con un libro che ci annoia.

Quanto ha inciso aver trascorso la sua giovinezza sotto Franco?

La mia famiglia ha vissuto male sotto Franco e dopo la sua morte, i giovani hanno lottato di più e, certamente, questo periodo ha influito sulla mia preparazione; mio padre mi mandò a studiare dai gesuiti e questo mi ha aiutato ad avere una mente più aperta. Ma c’è chi è ancora traumatizzato da quel periodo.

Come è nato questo romanzo? Il romanzo storico per avere mercato deve rivelarsi avvincente?

Mi è sempre piaciuto scrivere. Penso che tutti dovrebbero sviluppare la propria creatività indipendentemente dal lavoro che fanno. Per Fatima volevo raccontare fatti storici poco studiati  e conosciuti. Ogni romanzo deve interessare fin dalla prima pagina e questo vale per tutte le attività perché se ci annoiamo, è inutile fare quello che si sta facendo.

Perché ha raccontato la storia dal punto di vista degli islamici?

Quando ho scritto questa storia, mi è risultato difficile identificarmi con la comunità che stavo raccontando. Il fascino della letteratura è che ci permette di accostarci a studi che altrimenti non faremmo mai.

Nel romanzo si parla di Hernando, nato dallo stupro subito dalla madre da parte di un prete cristiano. Che cosa pensa delle recenti accuse di pedofilia rivolte ai preti?

E’ un crimine gravissimo e va condannato sia se commesso da preti che da laici.

Esiste ancora un’intolleranza religiosa, soprattutto Cattolica?

No, a livello generale direi di no. Ci sono e sempre ci saranno gruppi fanatici ma, nel suo insieme, la collettività Cattolica e Cristiana si è evoluta in termini di tolleranza e libertà. Lo stesso, sfortunatamente, non si può dire di tutte le altre confessioni che si sono involute o sono rimaste fanatiche.

Il suo romanzo  viene identificato con questa frase: “La vita è un cammino faticoso perché la morte è una lunga speranza”. Qual è il suo significato?

Si tratta di una frase contenuta in una raccolta di poemi Moriscos. Il suo significato è molto profondo: quando si è persa ogni speranza di conseguire ciò cui aspiriamo, soprattutto nella sfera dei sentimenti, si sceglie di morire, perché nella morte sarà possibile continuare a sperare.

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