Designer emergenti – Intervista a Madame Frambosie
Dietro il nome di Madame Framboise c’è Giulia Landini, una designer che ha studiato in Italia e in Europa e che dal 2009 ha deciso di fare della sua passione per gli accessori un vero e proprio mestiere.
Le sue collezioni sono fortemente ispirate dalle fiabe e dalla moda di inizio Novecento. Incuriositi e allo stesso tempo colpiti dalle creazioni di questa giovane stylist, noi di MGMagazine la abbiamo intervistata.
C’è un target preciso a cui ti rivolgi con le tue creazioni?
Le mie creazioni si rivolgono a chi ama l’unicità di quello che indossa, a chi sa riconoscere la poesia e il valore di oggetti la cui ricchezza risiede nell’anima, nella cura e nel dettaglio.
Cosa ti ha spinto a fare della moda un mestiere?
Una sorta di necessità. L’idea di creare accessori e abbigliamento è nella mia testa da anni, sotto forma di indefinito e confuso progetto. Un anno fa mi sono decisa e ho dato una forma e un nome a questo progetto perché sentivo che, rimanendo inespresso, stava piano piano sfuggendomi; ho quindi deciso di non pensarci troppo e provare per non lasciarlo sparire.
Pensi che il “fenomeno” fashion bloggers stia aiutando il mondo della moda o pensi che invece sia controproducente?
Credo sia utile e allo stesso tempo controproducente. Di certo rende il mondo della moda più accessibile per i nuovi designer che possono mostrare le loro creazioni riuscendo a raggiungere un target vasto ed internazionale. I blog assottigliano in qualche modo le distanze tra la “casta” degli inavvicinabili nel “fashion system” e i nuovi talenti.
Dall’altro lato è un fenomeno talmente diffuso ed incontrollato che alle volte rischia di diventare rumore invece di contenuto, e di sfociare in manifestazioni inutili e talvolta scadenti.
Penso alcuni blog siano utili ed interessanti, ma mi piacerebbe riscontrare minore entusiasmo per progetti futili e superficiali, poiché in questo modo si svilisce chi al contrario fa davvero ricerca.
Se potessi disegnare i costumi per il remake di un film, quale sceglieresti?
La fille sur le pont, del 1999 di Patrice Le Conte. Sarebbe di certo una bella sfida interpretare l’atmosfera noir e francese con un’anima circense, un po’ “Freak Show”.
Oppure uno dei film così detti “dei telefoni bianchi”, dei primi anni 30, ad esempio “gli uomini, che mascalzoni…” del 1932, in questo caso trovo incredibilmente ricco l’immaginario decò inserito nel contesto quotidiano.
Pensi che l’Italia offra buone possibilità per farsi conoscere per i giovani designers?
Le possibilità ci sono, ma l’accesso non è sempre agevole. La competizione è elevata e il mondo degli addetti ai lavori è spesso chiuso; purtroppo non credo basti sempre la perseveranza e il talento, ma mi auguro di sbagliare!
Qual è l’accessorio che non può mai mancare nell’armadio di una ragazza e quali sono invece quelli che si dovrebbero assolutamente vietare?
Accessorio fondamentale (insieme alle borse, ma dato che devo scegliere uno …) per me è il foulard per la sua versatilità. Io ne ho tantissimi e li adatto agli usi più svariati: da cintura a copricapo, come decorazione su borse oppure come sciarpe per arricchire semplici blazer. Un accessorio che dovrebbero assolutamente vietare sono le calze di nylon color carne.
C’è un personaggio del mondo della moda (inteso in senso lato, non solo stilisti anche fashion editors, fotografi ecc) che ti piace particolarmente?
Una su tutti. Venetia Scott.
Di Federica Dell’Isola


















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