Rubrica “A Tu Per Tu” – Troppo facile essere Peter?

Scritto il 24.05.2010 in Rubrica "A tu per tu" - TAG: rubrica femminile





Care amiche,

Giorni fa sfogliando una rivista, mi è capitato di leggere di una patologia che, anche se non ritenuta grave, sta impensierendo molti ricercatori: la sindrome di Peter Pan. Da diverse ricerche è, infatti, emerso che questa malattia del non voler mai crescere e divenire adulti, si sta espandendo sempre più. Come si poteva immaginare, dai dati è emerso che gli adulti di oggi sono meno maturi rispetto a quelli di un tempo. Da che cosa deriva ciò?

Peter Pan abita in un mondo meraviglioso, lontano dai problemi dei grandi, immerso e fermo nella propria infanzia dove tutto è possibile e alla sua portata. Vive il suo mondo ideale, la sua realtà bella e senza problemi, nella sua “isola che non c’è”, che costituisce per lui, l’unico mondo possibile. E’ un individuo allegro, vivace, brillante, curioso e anche parecchio egocentrico. Aperto alle novità, perennemente pronto ad imbarcarsi in esperienze ed avventure sempre nuove: è imprendibile, sfuggente, rifiuta qualsiasi tipo di responsabilità ed è incapace di fare i conti con i problemi della vita. L’unica cosa che conta per lui è stare bene nel presente, essere felice nell’immediato. Peter è ciecamente ottimista, vive di illusioni nel paradiso dell’innocenza dove egli stesso è spesso credulone e ingenuo.

E’ dunque questo l’esemplare che tengono a modello gli eterni adolescenti italiani? Non possiamo biasimarli! Chi è che non auspicherebbe di vivere nella spensieratezza, senza mai farsi carico di responsabilità? Persino la stessa società odierna, colpevole della sua precarietà e della continua formazione scolastica cui sottopone i ragazzi, contribuisce e non poco a fomentare la tendenza nei giovani a voler rimanere degli eterni adolescenti.

Statistiche Istat rivelano che la maggior parte degli italiani escono di casa, con il benestare dei genitori, solo dopo i trent’anni e solo quando è ora di sposarsi. Mamma e papà sono felici di averci in casa e noi felici di avere tutte le comodità di figli senza sforzo alcuno. Le ragazze di oggi pensano al matrimonio come un evento lontano e guardano alla maternità come un fatto non scontato. Credono che  i figli siano una limitazione alla libertà, un impiccio, un problema da rinviare il più possibile.  Il 45% dei ragazzi fra i trenta e i trentacinque anni, vive ancora con i genitori. Solo con l’inserimento nel mondo del lavoro essi iniziano giustamente a pensare di assumersi qualche responsabilità mettendo su famiglia. Così facendo però passano dalle braccia della mamma a quelle della moglie senza aver attraversato l’autosufficienza.

Ma cosa significa diventare grandi? Necessariamente sposarsi ed avere dei bambini? Realizzarsi economicamente? Saper badare a sé stessi? Assumersi delle responsabilità? E di chi è dunque la colpa se il nostro paese sta diventando sempre più una culla per i tanti Peter Pan in attesa di un mondo migliore? Della Società moderna? Delle istituzioni? Dei genitori o dei troppi folli divertimenti che non si vogliono barattare con una vita più responsabile e regolare? Ma soprattutto, cari amici, chi ha detto che restare Peter Pan tutta la vita è per forza un male? Voi cosa ne pensate?

Di Valeria Antonella Cazzato






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Commenti (10)

 

  1. Teresa scrive:

    Ragazzi io ho avuto una vita difficile, mille problemi e non solo di salute, anche di famiglia. Adesso che si sono (diciamo) risolti, ho deciso di pensare un pò a me. Ho 28 anni, è troppo tardi per divertirsi? Devo sentirmi sbagliata se non penso al matrimonio e ai figli? Finalmente è arrivato anche per me il tempo della felicità, della spensieratezza e solo perchè ho 28 anni dovrei sobbarcarmi il peso di una famiglia, proprio adesso che mi sono liberata dei problemi della mia? L’età media si è allungata allora perchè cadere nel clichè che alla mia età ci si debba responsabilizzare e sistemare a tutti i costi?

  2. Sharon scrive:

    Io credo che ci sia un tempo per tutto, un tempo per l’infanzia e l’adolescenza e un tempo per essere maturi e responsabili. Quando siamo piccoli non vediamo l’ora di diventare grandi, quando cresciamo poi ci comportiamo da bambini. L’essere umano è sempre scontento, vuole sempre ciò che non possiede. Dovrebbe viversi il suo tempo, la sua età e godersela giorno per giorno. Sono belle tutte le stagioni, il caldo dell’estate, il sole, il mare e il freddo invernale, la cioccolata calda, i soffici piumoni. Il mondo e la vita sono belli perchè vari. Bisogna saper accettare che il rempo passa e le stagioni cambiano. E’ naturale. Solo così staremo davvero bene con noi stessi. Bellissimo articolo!!!

  3. Peterpan scrive:

    …toc toc… posso?!?! Valeria cara, non entro in merito a discorsi di malattia o se sentirsi eternamente bambini possa esserlo o meno. Nè voglio addentrarmi in discorsi di responsabilità. Ci conosciamo e sai bene che non sono un genitore; credo però di poter dire che uin padre e una madre devono insegnare ai propri figli come cavarsela nelle avversità che ogni giorno si presentano. Non che ci sia un metodo scientifico provato che garantisca questo però una buona base ce la danno loro. Qualche volta capita che i bimbi sperduti che vivono nell’isola che non c’è non siano esattamente Petr Pan, ma semplici bambini soffocati dai timori dei genitori.
    Ciò che rende le persone Peter pan non è lo stare nell’isola immaginaria, non credo nemmeno si tratti di voler fuggire dalle proprie responsabilità. Farsi una famiglia, sposarsi, cambiare le proprie abitudini, credo sia un timore comune a tutti, non solo agli eterni Peter Pan. Credo che più probabilmente, si debba parlare della ricerca di uno status che possa permetterci di evadere proprio dalle responsabilità giornaliere… e i veri Peter Pan, si riconoscono proprio nel momento in cui devono gestire loro stessi e coloro che amano… è lì che si testano davvero… quando navigano in mezzo alle difficoltà di tutti i giorni e nonostante tutto mantangono quell’imperturbabile aria di ottimismo, la perenne allegria, un sorriso sempre pronto per chiunque ne avesse bisogno… ;) Come dico sempre: Opinione Strettamente Personale, soggetta a critiche, contestazioni e che non è escluso che possa cambiare a seguito di nuove esperienze…

  4. Valeria MgMagazine scrive:

    Cara Teresa,
    personalmente credo che responsabilizzarsi non significa necessariamente sposarsi e crearsi una famiglia. Cresecere e diventare grandi è, a mio avviso, il riuscire a prendersi cura di se stessi, il non dover dipendere in tutto e per tutto dai genitori, il condurre una vita autonoma. Affrontare i problemi in prima persona e non rimandare agli altri. Io penso che a 28 anni, un ragazzo o una ragazza viva in famiglia solo per comodità e finchè si sta in casa, generalmente non si cresce e non si è mai totalmente autosufficienti. Non è detto che per uscire da casa ci si debba per forza sposare. Un bacio

  5. Valeria MgMagazine scrive:

    Cara Sharon,
    anche io penso che ognuno di noi dovrebbe viversi il suo tempo e accettare che gli anni passano. Ciò però non vuol dire necessariamente che un trentacinquenne dovrebbe pensare solo alla famiglia e un diciottenne solo ai divertimenti. C’è un tempo per tutto e soprattutto tutto deve avere un equilibrio. Ti abbraccio :-)

  6. Valeria MgMagazine scrive:

    Caro Peterpan,
    se essere Peter Pan significasse “possedere quell’imperturbabile aria di ottimismo, la perenne allegria, un sorriso sempre pronto per chiunque ne avesse bisogno”, di cui tu parli, allora io credo che il mondo dovrebbe essere pieno di Peter Pan. Purtroppo però, il Peter Pan di cui parla il mio articolo, è colui che le responsabilità e i problemi non li affronta con il sorriso, ma li ignora proprio. Hai ragione comunque nel dire che i genitori spesso soffocano i propri figli, non permettono loro di crescere, di compiere delle scelte autonomamente. Spesso è colpa di mamma e papà, ma diciamocela tutta, a noi un pò fà comodo. Personalmente, sono “uscita” da casa dei miei a 26 anni, un pò perchè mi faceva comodo e un pò perchè avevo paura del mondo esterno. Solo dopo aver vissuto da sola, però, ho capito che ho sbagliato ad aspettare tanto. Grazie mille per il tuo interessante commento. Bacio

  7. Valentina scrive:

    Cara Valeria,
    secondo me diventare grandi significa avere il coraggio di fare delle scelte con la propria testa, sbagliate o giuste che siano. Invidio chi ha tale sindrome, magari perché vive in una certa agiatezza economica o pigrizia mentale, perché per chi come noi ha sempre vissuto ponendosi delle domande, diventa proprio complicato VIVERLA. ti abbraccio.

  8. Peterpan scrive:

    ….i Peter Pan non sono solo quelli…. evitano di affrontare i problemi di tutti i giorni perchè ci sono altri che possono affrontarli al posto loro… ma quando tocca a loro, sanno essere adulti abbastanza da prendere in mano la situazione. I Peter Pan di oggi credo proprio che siano quelli che voglionon guardare in faccia i problemi che si chiamano tali e non tutti quelli che ci vogliono far sembrare problemi… Credo! …e magari sbaglio…

  9. Valeria MgMagazine scrive:

    Cara Valentina, diventare grandi più che “avere il coraggio di fare delle scelte sbagliate o giuste che siano con la propria testa”, significa assumersi le respnsabilità e le conseguenze che tali scelte implicano. Ognuno di noi in fondo è capace e fà delle scelte da solo anche contro il parere dei genitori, ma pochi se ne assumono la totale responsabilità e se qualcosa va storto si rifugiano sotto le ali protettive di mamma e papà. Questo non è essere grandi. Ti stringo forte.

  10. Valeria MgMagazine scrive:

    Caro Peterpan, è evidente che abbiamo una concezione diversa su chi è il Peter Pan odierno. Nella tua visione, esso ha un’accezione positiva e in generale diversa da quella voluta sottolineare nell’articolo. D’altro canto anche io ho scritto che non è detto che restare Peter Pan tutta la vita sia necessariamente un male. Dobbiamo saper far vivere il fanciullino che è in noi, per affrontare nella giusta prospettiva la vita, ma deve essere un Peter Pan allegro e giocoso quanto serio e responsabile ove ce ne sia la necessità di esserlo. Diventare grandi non significa diventare tristi e pieni di problemi, ma affrontare le responsabilità senza lasciare che altri le affrontino al posto nostro. Poi sono d’accordo con te che è meglio se si affrontano con il sorriso e l’ottimismo. Grazie mille per aver confrontato le tue idee con le nostre.

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