Una poesia di matrimonio

Scritto il 14.01.2011 in Wedding Day - TAG: matrimonio





Un bell’abito bianco, proprio quello che molte sognano sin da bambine, le scarpe col tacco che tanto stanno bene con i pizzi e i merletti del vestito, lo scambio degli anelli e di promesse sull’altare di una chiesetta piccola ma accogliente. Amici e parenti che condividono la gioia di quel giorno indimenticabile, il giorno del matrimonio, una favola in cui si spera di arrivare al lieto finale del: “E vissero felici e contenti”. E tutto sembra così romantico, dall’emozione dello sposo al taglio della torta, dalla marcia nuziale al lancio del bouquet. Anche quelle foto che impongono estenuanti pose sembrano più gradevoli. Dopotutto la parola “matrimonio” etimologicamente vuol dire: alleanza d’amore tra i due e il compito della maternità e paternità che da essa scaturisce.

E’ l’amore, dunque, che si respira nell’aria e che circola ovunque: dagli sposi ai tavoli del banchetto nuziale, dal calice in alto per il brindisi alla musica festante. Anche se la parola “amore” viene pronunciata quasi timidamente, essa esiste. Si vede e si percepisce. Si intuisce. E c’è chi ne ha tratto ispirazione, come poeti e poetesse che hanno dedicato al matrimonio versi e poemi.

Scriveva Saffo, l’antica poetessa greca: “Sposo beato, le nozze dei tuoi sogni sono compiute. E’ tua la fanciulla che ami. O sposa, tu sei tutta grazia: i tuoi occhi son dolci, il bel viso è tutto amore…”. E poi un romantico Kahlil Gibran ci riferisce, con questa poesia, che il vero segreto per una lunga vita di coppia è il rispetto di entrambi gli sposi: “Voi siete nati insieme e insieme sarete per sempre. Ma vi sia spazio nella vostra unione. Amatevi l’un l’altro, ma non fatene una prigione d’amore. Riempitevi l’un l’altro le coppe, ma non bevete da un’unica coppa. Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dallo stesso pane. Donatevi il cuore, ma l’uno non sia di rifugio all’altro. E siate uniti, ma non troppo vicini”. E Rabindranath Tagore che descrive la bellezza del vivere in simbiosi: “Nel tuo sonno, al limite dei sogni, aspetto guardando in silenzio il tuo viso, come la stella del mattino che appare per prima alla tua finestra. Con i miei occhi berrò il primo sorriso che, come un germoglio, sboccerà sulle tue labbra semiaperte. Il mio destino è solo questo”.

C’è anche tanta ironia negli aforismi di altri autori, come il caso di Giovanni Verga che scrive: “Il matrimonio è come una trappola per topi, quelli che son dentro vorrebbero uscirne e gli altri ci girano intorno per entrarvi”. E un sarcastico Oscar Wilde: “Quale rovina per l’uomo è il matrimonio! Esso lo abbruttisce quanto le sigarette, e costa molto di più”.

Che sia una poesia commovente o che faccia ridere, il matrimonio, in fondo, è un componimento in rime e versi scritto in due.

Di Mascia Garigliano