Convivenza. Mancanza di responsabilità?

Scritto il 29.03.2011 in Love & Sex - TAG: Love & Sex, matrimonio, problemi di coppia





Qualcosa è cambiato, le fasi che attraversa una storia d’amore sono mutate, distaccandosi nettamente da quelle che hanno caratterizzato il secolo precedente: un gioco di sguardi, tre rose rosse, un anello e il matrimonio, magari allietato dalla presenza di un paio di eredi che a loro volta si troveranno a vivere nuove esperienze e a condividere nuove abitudini in un mondo completamente diverso da come ce lo ricordavamo. Oggi ci ritroviamo a discutere di una nuova fase, un passaggio che si aggiunge a quelli elencati situandosi a metà strada fra una promessa scambiata a parole e il matrimonio, arrivando talvolta ad annullare quest’ultimo passaggio, ponendosi come punto di arrivo di una relazione.

Comunemente chiamata convivenza, con questo termine vogliamo indicare una sorta di terreno di prova tra due persone che pur conoscendosi e amandosi, vogliono un’ulteriore conferma della loro stabilità di coppia prima di ufficializzare definitivamente la loro unione. Ottimo, divorzi in meno, una sicurezza in più, meno problemi burocratici da affrontare se la storia in questione non termina con un lieto fine. Ma c’è un termine che echeggia nella mia mente, e che proprio non ne vuole sapere di smettere di insinuarsi fra le righe precedenti. Parlo della responsabilità, intesa come maturità nel portare a termine le proprie decisioni, come scelta di vita consapevole e di rilievo che ci porta a salire un ulteriore gradino di una scala chiamata amore. Perché decidere di vivere scansando le possibili conseguenze che un matrimonio finito immancabilmente porterà? Spesso e volentieri mi ritrovo a pensare che la convivenza sia la scelta definitiva di una coppia solo perché è la strada più facile da seguire. Non parlo a nome di tutti, e credetemi, per quanto possa valere la mia opinione io sono anche favorevole ad una fase di ulteriore e approfondita conoscenza, ma sono quasi certa che la maggior parte delle persone oggi vivono questa situazione perché esente da responsabilità, rimandando continuamente la decisione di mettere due firme perché “Beh, ancora non si è sicuri!”.

Guardo a vent’anni fa, quando la convivenza era un termine che solo a pronunciarlo sembrava irreale e puramente utopico, quando il matrimonio segnava davvero l’inizio di una nuova vita, quando al primo litigio non si tornava a casa a piangere fra le braccia della mamma ma ci si sedeva ad un tavolino con la voglia di capire cosa aveva causato quell’attimo di rabbia. Abbiamo raggiunto una maggiore libertà oggi, ma non dobbiamo dimenticare quello che di bello e positivo hanno segnato le generazioni precedenti le nostre. Tutto quello che abbiamo ottenuto e per cui si è lottato deve essere utilizzato con intelligenza. La fine di una, due, dieci convivenze equivalgono per me alla fine di un matrimonio, con meno carte e problemi da risolvere, ma con lacrime amare in comune che forse, nel primo caso, non si è avuto voglia di provare ad asciugare, preferendo dare un taglio netto a qualcosa che solo pochi anni fa sarebbe stato magari risolto con un po’ di coraggio e amore in più per riportare un sorriso e un bacio sulle labbra di due innamorati.

Di Agnese Gaglio




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Commenti (3)

 

  1. Des scrive:

    Nel nostro paese la convivenza può essere tacciata di portare con sé una mancanza di responsabilità unicamente perché non esiste una regolamentazione in merito. In altri paesi ci sono leggi a tutela dei conviventi, ma in Italia farle non è stato possibile perché la Chiesa si oppone.
    Peraltro penso che molte persone convivano senza sposarsi per mancanza di stabilità economica, tanto per dirne un’altra.
    Le coppie innamorate e conviventi esistono e non scappano assolutamente al primo litigio, anzi, ce ne sono addirittura di quelle che convivono perché nel nostro paese non possono sposarsi.

  2. Agnese Gaglio scrive:

    Ti rispondo subito, anzi, ti ringrazio del commento perchè mi permetti di poter chiarire delle cose riguardo al mio articolo. Mancanza di stabilità aconomica?Tocchi un nervo scoperto, ma io per prima credo che questa sia solo una scusa perchè se un giorno vorrò dire di sì e non avrò i soldi, prenderò il mio compagno per mano e andrò a mettere due firme, senza vestito, senza ricevimento, senza invitati ma solo per regolamentare un unione che merita il rispetto necessario e soprattutto per tutelare il mio partner; Il matrimonio non è fiori rosa e torta, è molto di più. Secondo punto, la mancanza di regolamentazione : d’accordissimo con te, ma a questo punto, cosa cambia rispetto al matrimonio? Non è pur sempre un’ufficializzazione dell’unione? Se poi vogliamo parlare di coppie omosessuali allora dobbiamo fare un discorso a parte: loro non è che non vogliono sposarsi ma sono, come dici giustamente te, impossibilitate a farlo e questo è molto triste perchè trovo sbagliato discriminare l’amore.

  3. Des scrive:

    Grazie a te per la risposta ed il chiarimento. Allora siamo pienamente d’accordo perché io non parlavo della cerimonia in sè, per quella non avrei assolutamente problemi a limitarmi ad una firma, c’è sempre tempo per festeggiare e soprattutto non c’è bisogno di farlo spendendo chissà quanto, mi riferivo proprio alla vita di coppia in generale… molte unioni finiscono per via di problemi economici e non mi piacerebbe sposarmi per poi chiedere ai miei aiuti economici.
    Non cambia nulla rispetto al matrimonio, per quanto riguarda le coppie etero, infatti io e il mio compagno ci sposeremmo anche oggi, ma aspettiamo di avere un lavoro in due almeno :)

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