Cina: gli animalisti dicono no al portachiavi con pesciolino vivo

Scritto il 10.04.2011 in Tendenze





La Cina, paese dalle millenarie tradizioni, da tempo in quanto a bizzarrie di ogni genere e tipo detiene il guinness dei primati a livello mondiale. Un gruppo di venditori ambulanti cinesi, infatti, ha avuto la barbara idea di costruire un gadget con all’interno una piccola tartarughina o dei pesci rossi che imprigionati con pochissimo ossigeno possono sopravvivere al massimo qualche ora.

La reazione delle associazioni che si battono quotidianamente per la protezione e i diritti degli animali non è tardata ad arrivare. Centinaia di animalisti provenienti da ogni parte del globo, infatti, infuriati dopo aver appreso della barbara “moda” di realizzare portachiavi con piccoli animali acquatici vivi, hanno chiesto alle istituzioni cinesi di  contrastare con ogni mezzo possibile sevizie e sofferenze inutili ad animali così piccoli ed indifesi.

Il pesce portachiavi è una macabra invenzione partorita durante le Olimpiadi di Pechino: tra i gadget di ogni tipo, per le strade della capitale cinese, si poteva acquistare anche questo. Purtroppo a distanza di quasi due anni, sulle bancarelle è ancora possibile trovarlo. Ma attenzione: il portachiavi dura solo quattro ore, giusto il tempo di far esaurire l’ossigeno al pesciolino e vederlo morto a pancia in su. E non bastasse questa atrocità, esistono portachiavi con le tartarughine vive. Proprio quelle che in Italia vengono allevate con tanta cura (e a volte poi quando sono troppo grosse abbandonate negli stagni). In Cina vengono vendute in un sacchetto per essere portate in giro per qualche ora.

Al momento, secondo indiscrezioni, sembra che il portachiavi si possa comperare liberamente nelle stazioni della metropolitana o sui marciapiedi delle strade cittadine cinesi. Nel Paese purtroppo la vendita di piccoli animali acquatici in condizioni precarie non è considerata una pratica illegale e i commercianti possono tranquillamente realizzare questi accessori inutili e di pessimo gusto.

Le leggi cinesi di fatto vietano solo la vendita di animali selvatici, ma non quella di tartarughe e pesci rossi, gli stessi che “arricchiscono” i nuovi portachiavi. Immediata la replica dei venditori interessati i quali hanno dichiarato che nell’acqua colorata in cui sono immersi questi poveri esserini sarebbero in realtà presenti dei nutrienti, che dovrebbero garantire la sopravvivenza degli stessi anche per interi mesi. Nessuno, visti i risultati, però, ci crede e in ogni caso si tratta solo di pura crudeltà.

Le associazioni di animalisti hanno quindi confermato che si tratta di una vera e propria azione di maltrattamento. A tal proposito, infatti, è intervenuto Qin Xiaona, direttore della NGO Capital Animal Welfare Association, il quale ha dichiarato al quotidiano cinese Global Times: “inserire un essere vivente in uno spazio ristretto e sigillato per ottenere un guadagno è eticamente immorale oltre ad essere un vero e proprio abuso ai danni dell’animale”.

Di Dario Aloja