Obesità e adolescenza: vincere la battaglia è possibile

Scritto il 3.05.2011 in Tendenze - TAG: sport





E’ ormai noto a tutti che l’obesità sia in costante aumento, così tanto che negli Stati Uniti si parla di vera e propria epidemia mentre in Italia il numero delle persone con problematiche legate al peso corporeo aumenta anno dopo anno. Purtroppo coinvolge sempre più i bambini e gli adolescenti e i dati statistici parlano di un 30% di bambini sovrappeso tra i 7 e gli 11 anni e più del 20% tra i 13 e i 17, mentre la quota degli adolescenti obesi supera il 4%.

Secondo una nota del Ministero della Salute una delle maggiori cause di obesità e sovrappeso sarebbe la vita sedentaria più ancora che il consumo del cosiddetto “cibo spazzatura” notoriamente considerato ipercalorico. Quindi se ci ritroviamo i figli con la pancetta un pronunciata già in età scolastica è meglio non minimizzare il problema, ma prendere in considerazione l’idea che nel loro stile di vita c’è qualcosa che non va e che la cosa da fare è agire per tempo.

Obesità e sovrappeso, infatti, portano oltre alle conseguenze psicologiche a cui un adolescente può andare incontro, come il timore di non essere accettato dai coetanei a cui in alcuni casi si può aggiungere una minor autostima con conseguente isolamento, possono presentarsi problematiche relative alla salute. E’ stato, infatti, provato che i ragazzi in sovrappeso hanno una maggiore possibilità di contrarre il diabete mellito di tipo 2 e varie malattie a carico dell’apparato cardiovascolare. A confermare questa preoccupazione peraltro è un recente studio scientifico, pubblicato sul New England Journal of Medicine, che ha dimostrato come esista una stretta correlazione tra BMI (Indice di massa corporea) e patologie quali, per l’appunto, il diabete mellito di tipo 2 e le malattie coronariche. E’ stato verificato che un aumento del BMI anche di una sola unità corrisponde a un 10% in più di possibilità di insorgenza di diabete e a un 12% in più per le malattie coronariche. Si è evidenziato inoltre che il rischio di diabete aumenta se all’età di 17 anni il BMI supera i 23,4 kg/m2 mentre le coronarie sono in pericolo superato il 20,9 kg/m2.

Sappiamo che l’indice di massa corporea (BMI secondo la definizione americana, IMC secondo quella italiana) è calcolato rapportando il peso corporeo al quadrato dell’altezza,utilizzando la formula: BMI =peso (in kg)/quadrato dell’altezza (in metri) e che la popolazione viene suddivisa in classi diverse di massa corporea in relazione a un BMI ideale, ovvero compatibile con il minor rischio per la salute. Opportunamente, per quanto riguarda i bambini e i ragazzi, sono state stilate delle tabelle in cui il BMI di riferimento è diverso da quello degli adulti, dal momento che viene considerata anche l’età e lo sviluppo.

Purtroppo secondo le statistiche diffuse dall’Istituto Superiore di Sanità la probabilità che il sovrappeso accumulato in età evolutiva permanga in età adulta è circa del 20% per i piccoli di 4 anni d’età e decisamente maggiore, tra il 40% e l’80%,  per gli adolescenti. Risulta anche che le patologie associate al sovrappeso, con l’aumentare dell’età, non solo non scompaiono, ma possono addirittura aggravarsi.

Un’altra recente ricerca, questa volta condotta presso l’University Hospitals di Ginevra  nel reparto di Chirurgia Pediatrica, ha dimostrato però come la sola attività fisica, prescritta a un gruppo di bambini obesi,  ha prodotto, dopo due anni, una significativa diminuzione dei fattori di rischio cardiovascolare e di sindrome insulino dipendente oltre a una miglioramento delle adiposità.

L’esperienza di Personal Trainer, quando applicata al lavoro coi ragazzi, suggerisce che spesso, proprio per dare l’input, si rende necessario un rapporto diretto, un faccia a faccia col “maestro” (così come quando per imparare meglio una materia scolastica si va a ripetizione) in modo che l’adolescente si senta guidato e accompagnato, con autorevolezza e attenzione, alla scoperta di un bene per sé, che passa attraverso l’esercizio fisico e la cura dell’alimentazione. Attenzione non intendiamo affermare che un ragazzo debba avere il personal trainer. I ragazzi devono essere incoraggiati verso lo sport  in tutte le sue forme più diverse e socializzanti. Mi riferisco però ai ragazzi che appunto sovrappeso e magari con caratteristiche di non competitività  vengono spesso emarginati dallo sport, molti ragazzi che non sono portati per discipline sportive che non rappresentano i loro interessi e le loro attitudini.

Dobbiamo essere onesti ed ammettere che lo sport tradizionalmente inteso spesso allontana questi ragazzi e li scoraggia a praticare, proprio loro che dell’esercizio fisico avrebbero più bisogno. Un personal trainer laureato in scienze motorie ha competenze tali per seguire questi ragazzi, è in gradi di dialogare sia con l’eventuale figura medica di riferimento, è in grado di pianificare programmi mirati alle singole caratteristiche e problematiche di questi ragazzi e possiede competenze fondamentali per essere efficace nel comunicare e motivare questi ragazzi all’esercizio.

Personalmente ci sentiamo molto soddisfatti e gratificati quando il  risultato del nostro lavoro non è solo il miglioramento estetico e il calo del peso (come abbiamo visto importante perché va di pari passo con la salute),  ma soprattutto quando constatiamo un cambiamento di mentalità del ragazzo, quello che si porterà dietro anche quando sarà grande e che nel tempo potrà diventare un “modus vivendi”.
Per i genitori certamente potrebbe trattarsi di un piccolo investimento, ma se per i figli si desidera il meglio e si è disposti spesso a sacrifici di ogni genere, non è forse sulla loro salute presente e futura l’investimento più importante?

Non dimentichiamo che noi siamo parte integrante di questa società che è sempre più negativa protagonista dello stile di vita di questi ragazzi. Le responsabilità sono molteplici, la famiglia, la scuola etc etc, noi abbiamo il dovere di rappresentare l’inversione di tendenza. Abbiamo il dovere di aiutare i ragazzi, ma anche le loro famiglie. Abbiamo competenze tali per favorire e contrastare tutte quelle cattive abitudini che creano il così detto ambiente obesogeno.

Dunque il personal trainer, il laureato in scienze motorie deve sempre più lavorare per essere meglio accettato come figura socialmente utile alla salute e alla promozione di essa. Ci auguriamo anche in questo modo di far capire che il personal training non è solo un  argomento modaiolo dedicato ai vip ma una nuova opportunità per tutti. Genitori, nonni, bambini, questo mondo è aperto a tutti, a chiunque voglia non solo migliorare il proprio aspetto esteriore ma anche e finalmente sentirsi meglio.

Lo sport è vita e va accompagnato ad un sano ed equilibrato stile di vita, il personal training quindi ci aiuta a raggiungere il giusto equilibrio in ogni fase della vita, provare per credere!

Di Dario Aloja