Lascio tutto e parto. Angelo ci racconta la sua esperienza

Scritto il 14.06.2011 in Tendenze - TAG: viaggi





Quante volte avete pensato “Basta! Non ce la faccio più! Ora mollo tutto e me ne vado in Australia!”? Beh, c’è qualcuno che l’ha fatto davvero!

Angelo, 22 anni, ormai da 16 mesi si trova esattamente all’altro capo del mondo. Il viaggio che, nelle intenzioni, doveva durare “appena” 6 mesi si è trasformato, così in un’avventura che dura da più di un anno e che lo ha portato a visitare, ad oggi, sette diversi paesi su due continenti, con l’intenzione di visitarne altrettanti nei mesi a venire.

Il mio viaggio è iniziato nel Gennaio 2010, quando sono atterrato a Melbourne senza la minima idea di cosa avrei trovato”, dice Angelo, che ha lavorato prima in una fattoria, poi come cameriere, prima di comprarsi un pulmino, per esplorare la bellissima isola australiana. “Ad Agosto un giro nel sud-est asiatico, in Thailandia, Vietnam e Cambogia, ha interrotto la mia permanenza australiana, alla quale sono tornato un mese e mezzo dopo, per fermarmi a Perth dove ho lavorato come bartender in un locale per quattro mesi.” – continua Angelo – “A un anno dalla partenza, allo scadere del mio visto, sarei dovuto tornare a casa, ma sentendo di non aver ancora finito ciò che avevo iniziato, ho deciso di trasferirmi in Nuova Zelanda”. Anche qui non si è fatto certo mancare una bella carrellata di bellezze naturali, visitando l’isola sud e parte dell’isola nord, prima di tornare in Asia per un breve periodo a Marzo, tra Singapore, Malesia e Thailandia.

Oggi si trova a Wellington, in Nuova Zelanda, dove lavora in due diversi locali, nel tentativo di risparmiare qualche soldo, “per poter partire ancora, probabilmente per India, Nepal e Cina, anche se fare piani non è proprio il mio forte!”. La passione per i viaggi ha portato, nel frattempo, Angelo a scrivere un seguito blog, dove racconta la sua storia e la sua vita quotidiana, dà buoni consigli a chi vuole partire e non risparmia neanche critiche a chi non capisce la sua decisione. Parallelamente, Angelo ha sempre seguito un suo progetto artistico, che lo porta a disegnare e decorare magliette, scarpe ed altri capi d’abbigliamento.

Cosa ti ha spinto a partire?

Essendo fino ad oggi filato tutto liscio, spesso non mi rendo conto del peso che ha avuto la decisione iniziale. Io sono partito per diversi motivi, ma principalmente per sfidare me stesso, per capire se fossi in grado di costruire qualcosa da zero, da solo. A casa non stavo più bene, l’ambiente che mi circondava cominciava a starmi stretto. Partire mi è sembrata l’unica via per aprire gli occhi e trovare tanti nuovi stimoli di cui avevo bisogno.

Cosa pensavi di trovare e cosa hai realmente trovato?

Prima di partire ho cercato il più possibile di evitare la maggior parte delle informazioni che avrebbero potuto delineare un’immagine di quello che avrei trovato. Volevo essere sorpreso, a costo di inciampare in qualche ostacolo. Pensavo che stando da solo per sei mesi mi sarei chiarito le idee e avrei capito cosa farne della mia vita. Oggi, dopo sedici mesi, ho più dubbi di prima, ma infondo nell’ignoranza non si sta cosi male.

A livello umano, personale, cosa avresti voluto trovare?

Le persone sono state parte fondamentale di tutti questi mesi. Pur essendo caratterialmente una persona che in solitudine sta bene, se non avessi conosciuto le persone che ho incontrato, probabilmente a quest’ora sarei già a casa. Speravo di trovare persone interessanti con cui potermi confrontare, da cui trarre ispirazione, ho invece trovato amici che resteranno nella mia vita per sempre, e tanti altri che purtroppo il tempo e le distanze mi hanno fatto perdere. Anche riguardo alle avventure ho avuto più di quanto mi sarei aspettato. Dubbi ne ho risolti tanti e tanti ne ho trovati, mi sono abituato a vivere in un grande dubbio, ma in compenso ho imparato a non entrare più nel panico, perché so con certezza che tutto andrà bene.

E’ stato difficile farsi una “nuova vita”?

L’idea che spesso si ha di un’esperienza del genere è quella della “ricerca della fortuna”, del cambiare città e stabilirsi, magari con successo, in un posto nuovo. Io non ho mai piantato le mie radici, un po` per scelta e un po` per caso. Ho sempre preferito spostarmi, migrando da un luogo ad un altro, senza riuscire realmente a rifarmi una vita vera e propria in un posto ben preciso, ma magari a farmene diverse, sempre differenti, per periodi relativamente brevi. Ho però cambiato stile di vita, modo di pensare e di approcciarmi agli eventi e oggi credo che alla fine la mia nuova vita sia proprio questa. Cerco e faccio ciò che mi fa stare bene. Per darti una risposta direi che no, non è difficile, ma bisogna avere ben chiaro cosa si vuole, il che è tutt’altro che semplice.

Cosa rifaresti e cosa non rifaresti?

Credo di poter dire che rifarei tutto dall’inizio alla fine, non sento di potermi lamentare di nulla. Mi pento soltanto di aver perso i contatti con alcune persone, e forse di non aver scattato abbastanza foto.

Ti sentiresti di consigliare questa esperienza a tutti, senza distinzioni?

D’istinto direi di si. È un’esperienza che fa crescere, apre gli occhi, ed è molto più semplice di quello che si pensi. Non necessariamente deve essere un cambiamento radicale di vita, per un periodo interminabile, o qualcosa che spaventa, basta vederla come una vacanza, prenderla con leggerezza. Mi rendo conto, però, che la decisione iniziale è la parte più difficile. Per prenderla bisogna essere fortemente motivati e avere una spinta notevole. Probabilmente non è proprio da tutti.

Perché scrivere un blog? A chi ti rivolgi e chi speri ti legga?

Il mondo del “travel blogging” o più in generale della scrittura di viaggio è qualcosa che mi aveva appassionato già prima di partire. Esistono centinaia di blog di qualità in rete, che mi trovo spesso a seguire, e a un certo punto del mio viaggio ho semplicemente avuto voglia di condividere anch’io i miei pensieri. Inizialmente era qualcosa di più personale, ma poi ha preso piede ed è cresciuto, catturando l’interesse di più persone. Mi rivolgo principalmente a chi come me sogna di viaggiare, alternando informazioni pratiche a riflessioni personali che spero in qualche modo possano essere d’ispirazione, anche se ho l’intenzione di aprire le porte anche ad altre interpretazioni di quello che è “il viaggio”.

Quanto ti ha ispirato questa esperienza? Credi possa essere un punto di partenza per nuovi progetti?

Di sicuro. Questa esperienza mi ha aperto gli occhi, ogni giorno penso a una nuova meta da visitare e a come fare per poterci arrivare. Nuovi progetti? Tantissimi. Continuerò a scrivere, da un po’ sto lavorando a una guida per Working Holiday makers italiani in Australia, e spero in qualche modo di poter aiutare qualcun altro che ha voglia di partire ma è bloccato dai dubbi. Ho tante idee, ma credo che dovrò fermarmi per poterle sviluppare.

Mi parli un po’ dei tuoi progetti artistici?

Mille idee ma ancora vaghe. Mi piacerebbe tornare a fare magliette, con design legati al viaggio. La maglietta per me non è altro che una tela da indossare, perfetta da trasportare, da mostrare, e un po’ (purtroppo) il simbolo dei nostri tempi, in cui l’immagine è tutto. E così la sfrutto a mio piacimento, ne faccio un medium perfetto. Tornerò a dipingere, anche se non ho in mente un progetto ben definito. Lo farò più per passione che per altro. Queste sono comunque idee fumose, a cui mi piace pensare, ma che mi trovo in difficoltà a concretizzare, e che prenderanno forma soltanto nel momento in cui mi fermerò per un periodo più lungo.

Mi piace anche la fotografia e mi sto interessando alla produzione di video. Sto considerando l’idea di studiare filmmaking in un futuro prossimo, e mi piacerebbe creare video più completi, magari dei mini-documentari o cortometraggi in time-lapse. Reputo oggi il video lo strumento che riuscirebbe a racchiudere tutto ciò che amo: il lato artistico-creativo, ma anche quello sociale, informativo, così da trasformarli in un buon mezzo per lottare a favore di una buona causa, data la velocità con cui queste informazioni possono circolare oggi. Ho bisogno di tempo per imparare ovviamente, ma i presupposti ci sono tutti.

Hai in programma di legare il tuo blog ai tuoi progetti artistici?

E` da un bel pezzo che ci penso e avrei voluto iniziare più volte, ma mi sono reso conto che pur essendo ispirato dalle tante cose che mi capita di vedere mi trovo in difficoltà a creare qualcosa di buono, non avendo un “ambiente creativo” fisso, ma essendo sempre in movimento. Con questo intendo anche uno stato mentale che mi permetta di investire soldi e tempo nel dipingere o disegnare per un progetto completo. Sapere di doversene andare nel giro di pochi mesi, anche quando si è fermi a lavorare in una città, non è di aiuto ai progetti a lungo termine. Appena tornerò a casa sarà sicuramente una delle prime cose che farò, magari facendo in modo di inventare qualcosa da poter proseguire nei prossimi viaggi, ma per adesso non è semplice purtroppo.

Sfatiamo un mito: è più semplice partire o ritornare?

Credo sia una questione personale. Partire può essere difficile la prima volta, dalla seconda in poi diventa tutto più semplice. Ho conosciuto persone che avendo una data di ritorno prestabilita accettavano l’idea e ne guardavano i lati positivi. Io non sapendo bene quando tornerò non riesco bene a capire quando sia il momento giusto, se veramente ho finito quello che ho cominciato. A me tornare fa un po’ paura a dire la verità, ma anche questa sarà una paura da affrontare.

Che valore ha per te, ora, la parola “casa”? Diverso da quello che aveva prima di partire? Più forte o più labile?

Casa è una parola strana, con diversi significati. Casa è ancora Empoli, è l’Italia, non tanto per affezione, ma perché essendoci cresciuto la mia cultura, le mie abitudini, la mia mentalità sono in parte state influenzate da questi luoghi. Con questo intendo dire che, pur riuscendo ad apprezzare e ad adattarmi ad ambienti nuovi, credo che una parte di me rimarrà comunque sempre legata all’Italia, nonostante non senta il bisogno di tornarci al più presto o viverci per sempre. Non mi sento al contrario per niente patriottico, non provo nessun tipo di orgoglio per il mio Paese, e sono profondamente contrario alla chiusura e al campanilismo che è ancora così forte dalle nostre parti. Casa è una base, un luogo dove posso fermarmi per poi ripartire. E infine, il significato principale che do a questa parola, non riguarda nessun luogo in particolare. Casa è dove sto bene, per un periodo di tempo, oppure una persona o un evento. Infondo casa mia sono io stesso.

Ma tu hai intenzione di tornare? E nel caso, cosa ti spinge a riprendere la strada del ritorno?

Sì, credo che mi metterò sulla via del ritorno tra pochi mesi. Tornerò perché credo che a questa parte di mondo non abbia altro da chiedere, che abbia fatto tutto ciò che avevo intenzione di fare e che sia il momento giusto a questo punto per riprendere la strada di casa. Ovviamente sono pieno di dubbi, però se decidessi di non tornare, dovrei considerare l’opzione di stabilirmi in un posto nuovo, e a quel punto non si tratterebbe più di viaggiare. Vedo la mia come un’esperienza, con un inizio e una fine, e adesso non sono predisposto per piantare radici. Tornare a casa comunque, molto probabilmente, significherà nient’altro che fare una pausa prima della prossima partenza.

Di Carlotta Mazzoli