L’artigianalità “Made in Italy” nel Prêt-à-Porter
Scritto il 1.12.2011 in Moda - TAG: Antonio Marras, bottega veneta, Dolce e Gabbana, Domenico De Marco
Non tutti sanno che esiste un “Made in Italy” silenzioso, nascosto e allo stesso tempo geniale, fedele collaboratore delle più grandi maison di moda. Intrecciano, annodano e ricamano con sconvolgente precisione alcune delle creazioni più desiderate. Gli artigiani sono da sempre una figura professionale fondamentale durante la creazione di una collezione. Ricoprono un ruolo discreto ma basilare che molto spesso viene celato dai riflettori del fashion system. A ricordarmi l’importanza di questi maestri è stata la campagna pubblicitaria firmata Gucci che, per celebrare i suoi primi 90 anni di successi, ha deciso di pubblicare foto storiche dei suoi laboratori, in cui sapienti artigiani lavoravano per dare forma all’arte. Un’arte che nelle ultime collezioni ha trovato forma nel macramè (merletto a nodi di provenienza araba) e nel pizzo, materiali che insieme evocano sensualità femminile unita a un romanticismo di altri tempi.
Rendere omaggio a tutto il lavoro artigianale sarebbe pressoché impossibile. Citerò solo alcune delle creazioni più ricercate e vi racconterò come vengono realizzate. Soprattutto per tutte quelle persone che comprano la moda solo per il piacere di apparire. Quando si acquista un prodotto di questo tipo bisognerebbe essere consapevoli del grande lavoro che c’è dietro e della grande artigianalità che nasconde, dei materiali utilizzati e del tempo impiegato, per comprendere nel profondo il concetto di moda associato a quello dell’arte. Perché “un oggetto fatto a mano esprime qualcosa di personale, dice molto di più di chi lo porta” (Silvia Venturini Fendi).
Le donne della Sicilia del secolo scorso sono state la fonte d’ispirazione di Dolce & Gabbana nella collezione Primavera-Estate 2011. Quasi tutte le creazioni sono caratterizzate da trasparenze e pizzi che, grazie alle linee attuali dei modelli, riescono nel difficile compito di unire l’antico al moderno. Sulla stessa scia la collezione firmata Antonio Marras, che ha scelto di collaborare con una squadra di sarte che si è messa all’opera per smontare e rimontare gli abiti sottoveste vintage, rinati sotto l’etichetta laboratorio. Potrete notare nei dettagli il grande lavoro manuale che è stato impiegato per la realizzazione di questi capi. Emilio Pucci con un sensualissimo abito extra long in macramè crema, trasparente e con uno scollo profondo sul davanti, da sicuramente un esempio di grande artigianalità: l’abito è stato interamente realizzato in crochet. Non posso dimenticare Giorgio Armani che nella sua ultima collezione ha presentato un abito da sera blu che ha richiesto cinque settimane di ricamo e due di confezione.
Grande attenzione in questo caso anche agli accessori. L’ormai celeberrima borsa Miss Sicily, interamente artigianale, dopo essere stata l’assoluta protagonista dell’inverno scorso con le versioni in pelle, animalier e in lana crochet, è stata rivisitata per la stagione calda. Dolce & Gabbana la ripropongono in tonalità estiva bianca: un insieme di sartorialità, sensualità e sicilianità che richiedono 12 ore di uncinetto. Capolavoro dell’artigianato italiano è la Cabat bag firmata Bottega Veneta, la più famosa della casa, caratterizzata dall’uso del cuoio lavorato e intrecciato a mano in una trama che sembra paglia. Per la realizzazione si impiegano 2 giorni in quanto è intrecciata esternamente e internamente con 4 strati di pelle. Viene prodotta in 500 esemplari all’anno. Gucci, invece, presenta la sua versione handmade con la maxibag in suede intrecciato, all’apparenza una semplicissima borsa “da mare”, in realtà è un’opera che richiede tre giorni di lavoro per intrecciare a mano 250 metri di fettuccia di pelle. Servono invece quattro fili di rafia intrecciati con un “nastro” di pelle per la borsa firmata Marni della collezione Loom, interamente fatta a mano. Cuoio romano, tagliato e cucito solo da artigiani esperti, per la borsa Silvana firmata Fendi.
Altri esempi di maestria artigianale sono, ovviamente, nelle scarpe. Sono tre i giorni di cucito che servono a realizzare gli incroci di listini in camoscio per le scarpe ideate da Giuseppe Zanotti. Non è da meno Cesare Paciotti: il sandalo Moulin Rouge è stato realizzato con merletto artigianale cucito a mano.
L’artigianalità non appartiene solo al passato. E’ un patrimonio da difendere, un lavoro fatto di passione e sacrificio, impreziosito da un savoir-faire tutto italiano.
Domenico De Marco










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