Steve McCurry, gli occhi del nostro tempo
A Roma una grande retrospettiva sul fotografo che ha saputo meglio raccontare gli ultimi anni di storia. Molto spesso una fotografia riesce meglio di mille parole a descrivere quello che viviamo o quello che stiamo provando. E ci sono fotografi che riescono a descrivere il nostro tempo, la storia che ognuno di noi contribuisce a scrivere ogni giorno, con i loro scatti.
Uno di questi fotografi è senz’altro Steve McCurry. Nato a Philadelphia nel 1950, comincia presto a collaborare come fotografo con un giornale locale. Dopo tre anni decide di dedicarsi al reportage, girando il mondo con la sua macchina fotografica. Inizia così a collaborare con alcune delle riviste più prestigiose: Time, Life, Newsweek, Geo e il National Geographic. Inviato su mille fronti di guerra, da Beirut alla Cambogia, dal Kuwait all’ex Jugoslavia, all’Afghanistan, Steve McCurry si è sempre spinto in prima linea rischiando la vita pur di testimoniare gli effetti e le conseguenze dei conflitti in tutto il mondo. Vincitore moltissimi premi fotogiornalistici, Steve McCurry è l’autore del celeberrimo reportage sulla ragazza divenuta icona del conflitto afghano sulle pagine del National Geographic nel mondo.
Divenuto un punto di riferimento per la fotografia contemporanea, McCurry fissa le immagini simbolo dei nostri giorni, permettendoci di scoprire e vivere realtà lontanissime dalle nostre. Ogni suo ritratto racchiude un complesso universo di esperienze, storie, emozioni, dolori, paure, speranze. «Ho imparato a essere paziente. Se aspetti abbastanza, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te», spiega il fotografo. Veterano di National Geographic, costantemente sul campo, Steve McCurry ha fatto del viaggiare una sua dimensione di vita: «Perché già il solo viaggiare e approfondire la conoscenza di culture diverse, mi procura gioia e mi dà una carica inesauribile».
Ora, le immagini simbolo di questo straordinario narratore contemporaneo sono in mostra a Roma. 30 anni di carriera vengono riassunti in oltre 200 fotografie, ospitate per l’occasione al Macro Testaccio: non mancheranno alcune delle icone di McCurry, come il celebre ritratto della ragazza afgana dagli occhi verdi, ma anche lavori più recenti, prodotti tra il 2009 ed il 2011, che vengono così presentati per la prima volta al pubblico. Tra questi il progetto “The Last Roll” con le 32 immagini scattate in giro per il mondo utilizzando l’ultimo rullino prodotto dalla Kodak, ma anche gli ultimi viaggi in Thailandia e in Birmania ed un lavoro inedito su Cuba.
Infine, omaggio all’Italia, che ospita questa importante retrospettiva, verrà presentata una selezione delle sue “fotografie italiane“, frutto dei ripetuti soggiorni effettuati nel corso di quest’anno in varie città e regioni, dal Veneto alla Sicilia, appositamente per questo evento.
Un’occasione imperdibile per conoscere il mondo, ma soprattutto per conoscere noi stessi attraverso gli occhi di un attentissimo osservatore.
Carlotta Mazzoli








Articoli correlati